C’è grande preoccupazione da parte nostra, perché non scorgiamo nelle iniziative del governo, che sono poche, e nelle parole dei suoi esponenti, tante, una direzione convincente per il lavoro. La necessità di creare nuovi posti è scomparsa, non è più nell’agenda del governo, non ne parlano. E intanto stanno predisponendo una manovra che rischia di metterci nella posizione peggiore con le istituzioni europee”.

A giudizio di Baseotto, il problema con Bruxelles non è tanto lo sforamento del debito:“Se fosse immaginato per fare investimenti finalizzati alla ripresa della produzione e all’occupazione, sarebbe da sostenere. Il problema è che c’è un’idea di sforamento tutta concentrata sulla spesa corrente, e questo è un disastro per l’economia italiana, per i lavoratori e per i pensionati”.
“Il ministero del Lavoro si sta rivelando un propagandista, ma ma un conto è la propaganda, un altro conto è la realtà. Se fosse davvero una ‘manovra sociale’, dovrebbe guardare alle risposte sul tema dell’occupazione, a un piano straordinario per l’occupazione giovanile, e non tagliare la sanità pubblica, come pensano di fare, per alimentare un reddito di cittadinanza che ha tutte le sembianze di un intervento assistenziale e quindi non strutturale”. Poi ci sono le iniquità in campo fiscale: “Sono dei condoni, anche se hanno cambiato il nome, li hanno camuffati”.