È un po’ presto per dire che siamo in presenza di una nuova politica industriale, perché allo stato attuale non è ancora chiaro quale direzione prenderanno le vertenze più significative, penso per fare due nomi ad Alitalia e Ilva. L’atteggiamento che il ministro Di Maio ha avuto in questa prima fase è stato quello di ascoltare, farsi un’idea e prendere tempo per decidere. Vedremo nei prossimi giorni cosa concretamente si realizzerà, siamo alla prova concreta per capire se c’è o no la condizione di un cambiamento, visto che in politica industriale è da un po’ di anni che sia i governi di centro-destra sia i governi di centro-sinistra hanno fatto poco e male”. Se poi parliamo di settori strategici come i trasporti ela mobilità, “siamo molto in ritardo – ha aggiunto – e questo è senz’altro uno dei punti cruciali per il futuro, perché vuol dire avere un’idea complessiva, dalla logistica alla consegna dei prodotti, che riveda complessivamente il quadro attuale. Su questo è da tempo che chiediamo al governo di convocare un tavolo per avere un confronto generale, perché lasciar fare al mercato, come è stato fatto in questi anni, secondo noi è sbagliato”. Discorso simile vale per la siderurgia. “Da tempo diciamo che sarebbe utile costruire un’agenzia nazionale per lo sviluppo in grado di indicare i settori strategici, coordinare gli investimenti, costruire un rapporto tra quelli pubblici e quelli dei privati. Se il governo, a partire da chi ha messo assieme il Lavoro e lo Sviluppo economico, vuole davvero avviare una fase nuova di politica industriale, deve avere un’idea di sistema del Paese che in questi anni non c’è mai stata”.A proposito del decreto Dignità, “il mio è un giudizio che sta con i piedi molto per terra – precisa il sindacalista della Cgil –. Ci sono cose che vanno nella direzione giusta, come alcuni interventi su contratti a termine, delocalizzazioni e somministrati, anche se con qualche contraddizione; però non c’è un impianto complessivo che riscriva il diritto del lavoro massacrato in questi anni. Penso a tutto il problema degli ammortizzatori sociali, alla necessità di ripristinare il reintegro contro i licenziamenti ingiusti, alla cancellazione di tante forme di lavoro assolutamente precarie che non hanno senso di esistere. E penso anche – aggiunge – alla necessità, come diciamo nella Carta dei diritti depositata in Parlamento e che deve essere discussa, di andare verso un nuovo statuto dei diritti di tutte le forme di lavoro, compreso quello autonomo, sancendo che determinati diritti devono essere in capo alle persone a prescindere dal rapporto di lavoro che hanno”.“Per noi – aggiunge Landini – va cancellato il Jobs Act, ma non solo, vanno cancellati anche provvedimenti fatti prima da altri governi che erano sbagliati. Il nostro è un giudizio articolato sul decreto, però è indubbio che dopo anni in cui è stata allargata la precarietà, siamo nella strada corretta, anche se non sufficiente. Per noi il riferimento rimane la Carta dei diritti che abbiamo depositato e che chiede, tra l’altro, una legge sulla rappresentanza per cancellare i contratti-pirata, superando davvero la pratica degli accordi separati e introducendo una reale misurazione della rappresentanza, sia dei
datori di lavoro sia dei sindacati”.