Il Documento economico e finanziario del governonon ha un’idea del futuro, non ha un’idea dello sviluppo del Paese e quindi non ha assolutamente un’idea del lavoro, della qualità del lavoro, del bisogno di lavoro che c’è nel nostro Paese”. Lo ha detto Susanna Camusso, nel corso di un’intervista a RadioArticolo1. Il segretario generale della Cgil ha illustrato i temi sul tavolo della segreteria unitaria tenutasi l’8 ottobre con Cisl e Uil,e dedicata alla valutazione della manovra del governo. Cgil Cisl e Uil hanno deciso di mettere a punto una piattaforma unitaria, che parta dalavoro fisco e pensioni, che verrà sottoposta al varo degli esecutivi unitari e poi alla discussione degli attivi nei territori e delle assemblee nei luoghi di lavoro (dalla seconda metà di ottobre) e chiedono che si apra il confronto con il governo e il Parlamento.

Debole – prosegue Camusso nel corso dell’intervista a cura di Altero Frigerio, direttore di RadioArticolo1 – è un termine che usiamo esattamente per indicare l’assenza di prospettiva. Poi con maggior precisione abbiamo indicato come non ci siano gli investimenti, intendendo per investimenti non tanto la rincorsa alle grandi opere ma quel bisogno di infrastruttura sociale e di manutenzione del Paese che è assolutamente fondamentale, intanto perché dà molto lavoro, e lo dà nel territorio, e poi perché è un investimento solido. Pensiamo a istruzione, ricerca, scuola, sanità. Tutte cose di cui il Paese ha un grande bisogno. Diritti universali che dovrebbero essere effettivamente fruibili, e che invece sono nei fatti negati dalle cifre che abbiamo visto nel Documento economico e finanziario”.

Per i sindacati i numeri del Def “sono anche in contraddizione rispetto ai messaggi che il governo vorrebbe dare – prosegue Camusso –. Non si ridistribuisce il reddito con la flat tax, che invece premia chi ha di più. Non serve dire che si ridistribuisce reddito se contemporaneamente si tagliano welfare e servizi alle persone. Non abbiamo bisogno di un Paese con ancora più sanità privata, ne abbiamo già troppa”. Quanto al reddito minimo di cittadinanza, sindacati non negano “il bisogno di intervenire rispetto ai temi della povertà”, precisa Camusso, ma rilevano il rischio di “un vicolo cieco che non offre la prospettiva”. Altra grande assente dalla manovra è la pubblica amministrazione: “Non solo i contratti – spiega il segretario Cgil –, ma quello straordinario bisogno che tornino ad esserci le forze dell’ordine, i vigili del fuoco, i medici, gli infermieri”.

Ora Cgil, Cisl e Uil “sono impegnate unitariamente a scrivere la piattaforma, cioè a indicare quali vie dello sviluppo, quale tipo di società vogliamo”, spiega Susanna Camusso, a partire dalle “cose che mancano” nella manovra del governo: risorse per “ricerca, istruzione, sanità”. Sulla previdenza il giudizio del segretario generale è netto: “Non c’è dubbio che quota 100, di cui poi bisognerà capire l’effettiva struttura, risponde a un bisogno di togliere le ingiustizie che la legge Fornero ha prodotto. Ma non basta, non è vero che intervenendo su quota 100 abbiamo tolto le più gravi storture della Fornero, perché le più gravi storture riguardano i giovani, le donne, il lavoro discontinuo”. Ignorato anche il Sud, “quando si pensa che il sistema pensionistico riguarda solo le carriere stabili, che come noto sono molto difficili sia per le donne sia per il Mezzogiorno”.

Sulla flat tax – prosegue – possiamo solo dire tutto il male possibile. E’ esattamente l’opposto di quello di cui ha bisogno questo Paese. Invece della fedeltà fiscale si fanno i condoni, invece della progressività fiscale si penalizza ancora una volta la quota più consistente dei contribuenti fedeli, lavoratori e pensionati. Si continua a dare a chi ha già la rendita, il patrimonio immobiliare, invece di investire sul lavoro. Quindi servono risposte che guardino ai lavoratori, ai pensionati, alla progressività ma che soprattutto contrastino l’evasione e l’arricchimento alle spalle del lavoro produttivo”.

Il reddito cittadinanza, per Camusso, “non si capisce che cos’è, per il momento. Mi pare che sia una miscellanea di tante cose differenti tra di loro. Questo strumento ha un senso se è un intervento che permette a chi è nella trappola del lavoro troppo povero, del reddito insufficiente o della povertà di poter tornare ad agire liberamente nella società e di costruirsi una prospettiva”.

I sindacati hanno chiesto una convocazione al premier Conte, e non si esclude la mobilitazione, se il governo non darà risposte. Spiega Camusso: “In numerose occasioni Cgil, Cisl e Uil hanno avanzato questa richiesta. Normali relazioni, senza neanche particolari aggettivi, richiederebbero un confronto con le parti sociali. In realtà questo governo non ha una relazione positiva con le parti sociali, né con noi né con le parti imprenditoriali. Capisce solo, come dire, le mobilitazioni e le proteste che determinano la sua preoccupazione rispetto al consenso. È andata così sulle vertenze aziendali, e sul tema degli ammortizzatori. Noi preferiremmo una condizione di normale confronto. Stiamo preparando unitariamente una piattaforma. Non appena sarà pronta, si terranno gli esecutivi unitari. Faremo in ogni territorio l’attivo dei delegati e delle delegate. Abbiamo già deciso con Cisl e Uil che organizzeremo delle assemblee a partire da luoghi di lavoro simbolici e importanti. Pensiamo che il tema sia: quale futuro per questo Paese, quale modello di sviluppo. Non è solo necessario scrivere le nostre ipotesi, le nostre rivendicazioni, ma è importante costruire un rapporto forte, solido con coloro che rappresentiamo, coi lavoratori e le lavoratrici, coi pensionati e le pensionate, per poter poi sostenere questa piattaforma dinanzi al governo e al Parlamento. Faremo di tutto, ovviamente, affinché ci sia un confronto positivo che costruisca le soluzioni migliori. Ma se questo confronto non ci sarà, metteremo in campo tutte le iniziative necessarie”.