Spi Cgil: Pedretti, in piazza per essere ascoltati. Manifestazione unitaria a metà novembre

Spi Cgil: Pedretti, in piazza per essere ascoltati. Manifestazione unitaria a metà novembre

Sanità, diritto alla cura, non autosufficienza, fisco. Il segretario generale del sindacato pensionati Cgil mette in fila in un video sul suo profilo Facebook le richieste al centro della manifestazione nazionale che si terrà a Roma a metà novembre
La sanità, che deve tornare ad essere pubblica e universale. Il diritto a curarsi, sancito dalla Costituzione e che non può essere un privilegio per pochi. La non autosufficienza, vera e propria emergenza nazionale che ricade tutta sulle famiglie e sulla quale non si può continuare a far finta di niente. Le tasse, che devono essere abbassate anche a chi è in pensione. Il segretario generale dello Spi Cgil Ivan Pedretti mette in fila in un video sul suo profilo Facebook le richieste che i sindacati avanzano al nuovo governo per migliorare la vita dei pensionati e degli anziani italiani.
“I pensionati – spiega Pedretti – sono un pezzo importante della nostra società e in questi anni si sono fatti carico delle proprie famiglie aiutandole come potevano. È arrivato il momento di restituire loro qualcosa. Ci aspettiamo che il nuovo governo si faccia carico di tutti questi problemi e che dia pienamente il senso di una svolta”. Per questo, conclude, “con Cisl e Uil abbiamo deciso di organizzare una manifestazione nazionale a Roma per la metà di novembre. Non si scende in piazza solo per protestare o contro qualcuno. Si scende in piazza anche per far sentire la propria voce e per chiedere delle soluzioni e questo è quello che intendiamo fare”. da rassegna.it



INTANTO I SINDACATI SI MOBILITANO

INTANTO I SINDACATI SI MOBILITANO. I segretari generali di Cgil, Cisl, Uil sono intervenuti più volte in questi giorni sulla formazione del nuovo governo. In particolare il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, con una serie di interviste sulla stampa e sul web (vedi il sito della Cgil nazionale) ha ribadito la posizione unitaria dei tre sindacati: i governi si giudicano dai fatti, ovvero dalle misure economiche e dalle scelte politiche che si mettono in campo. Ma i sindacati confederali non stanno alla finestra a guardare. Chiedono la riapertura dei tavoli di negoziato con il governo sulle scelte da fare in tema di Legge di Bilancio, riforma fiscale e previdenziale. Intanto si prepara una nuova mobilitazione unitaria per fare pressione sulla politica. Il primo appuntamento che è stato deciso sarà quello di mercoledì 9 ottobre, Forum di Assago (Milano). Dalle ore 9,30 alle 13,30 si svolgerà una grande assemblea nazionale delle delegate e dei delegati, con l‟obiettivo di sostenere col nuovo Governo la piattaforma unitaria “Le priorità di Cgil, Cisl, Uil per il futuro del paese”, che i sindacati hanno definito lo scorso gennaio e che hanno già sostenuto con le mobilitazioni e le lotte dei mesi scorsi. Sarà una grande assemblea che vedrà la partecipazione di almeno 9000 delegate e delegati.





SPI CGIL TOSCANA ALESSIO GRAMOLATI E’ IL NUOVO SEGRETARIO GENERALE

Gramolati – una lunga storia all’interno della Cgil, dall’iscrizione al Sindacato nel 1975, ai due mandati come Segretario Generale della Cgil Toscana, fino al 2015 – sostituisce Daniela Cappelli, che a marzo di quest’anno è passata alla Segreteria nazionale dello Spi Cgil.
L’Assemblea generale dello Spi Cgil Toscana riunita oggi all’Hotel Albani a Firenze ha accolto la proposta del Segretario generale dello Spi Cgil nazionale Ivan Pedretti e ha eletto con il 97,6% dei voti favorevoli Alessio Gramolati Segretario generale dello Spi Cgil Toscana. 91 gli aventi diritto al voto, 73 i votanti, 71 i voti favorevoli (97.6%), 2 i contrari.
Gramolati – una lunga storia all’interno della Cgil, dall’iscrizione al Sindacato nel 1975, ai due mandati come Segretario Generale della Cgil Toscana, fino al 2015 – sostituisce Daniela Cappelli, che a marzo di quest’anno è passata alla Segreteria nazionale dello Spi Cgil.
“Porterò con me un bellissimo ricordo di questi anni, la consapevolezza che abbiamo fatto un buon lavoro e che questo lavoro sarà continuato. Auguri al nuovo Segretario”, ha detto Daniela Cappelli salutando l’Assemblea.
All’Assemblea generale erano presenti anche il Stefano Landini della Segreteria Spi Cgil Nazionale e la Segretaria generale della Cgil Toscana Dalida Angelini.

CURRICULUM
Alessio Gramolati è nato nel 1958 a Rufina (Firenze).
Nel 1975 lavora come apprendista in una piccola azienda metalmeccanica, dove si iscrive alla Cgil. In seguito passa all’azienda fiorentina ECS, che opera nel settore della meccanica strumentale, come operaio e poi impiegato, frequentando le scuole serali, per poi divenire delegato nel consiglio di fabbrica. Nel 1980 entra nel Comitato Centrale della Fiom. Dal 1987 è funzionario a tempo pieno della Fiom fiorentina e nel 1992 ne viene eletto Segretario Generale.
Il 2000 viene eletto Segretario generale della Camera del Lavoro Metropolitana di Firenze e nel 2006 viene riconfermato in occasione del VI Congresso provinciale della Cgil Firenze.
Nel 2007 viene eletto Segretario Generale della Cgil Toscana, incarico che svolge per due mandati, fino al 2015.
Successivamente assume l’incarico di responsabile del coordinamento Politiche industriali, al quale si affianca poi quello di responsabile dell’Ufficio Progetto Lavoro 4.0, sempre per la Cgil nazionale.
Ha curato e collaborato a numerosi libri. Fra gli altri “Il lavoro 4.0. La Quarta Rivoluzione industriale e le trasformazioni delle attività lavorative” insieme ad Alberto Cipriani e Giovanni Mari (ed. Firenze University Press, 2018) e, insieme a Gaetano Sateriale, “Contrattare l’innovazione digitale” (Ediesse, 2019).


Articolo Stampa Maurizio Landini Segr. Gen. CGIL

Non è con le piccole patrie che si salva il Paese
Di: Maurizio Landini
ven 05 lug, 2019
landini

Caro direttore*,
abbiamo letto con interesse le bozze che il suo giornale ha pubblicato sull’autonomia differenziata. Ovviamente il percorso legislativo sarà lungo e, allo stato, nessuno potrà prevedere quanto di ciò che in quei testi è scritto sarà trasformato in legge. Prima di entrare nel merito, vorremmo riflettere su cosa è accaduto dal 2008 in poi, quali processi sociali ha determinato la più grave crisi dal dopoguerra, quale Paese e quale Europa ci ha consegnato. I fautori dei progetti di autonomia differenziata motivano l’esigenza di modificare l’assetto istituzionale dello Stato con la necessità di evitare una divisione del Paese tra aree ricche e povere, tra zone in cui le opportunità abbondano e luoghi di disperazione economica e sociale. Purtroppo non c’è nulla da evitare perché quelle fratture che si dice di voler evitare si è già determinata, perché proprio la crisi ha acuito le diseguaglianze. L’autonomia differenziata usa in modo propagandistico una crisi del modello di stato sociale che per decenni ha caratterizzato l’Europa, frutto di quel compromesso tra capitale e lavoro, delle lotte e delle mediazioni tra visioni differenti di società. L’idea condivisa era la centralità della persona e dei suoi diritti fondamentali: alla salute, all’istruzione, al lavoro.
Noi sosteniamo che non può esserci alcuna ripresa se non si pone rimedio a queste disuguaglianze, e guardando al nostro Paese sosteniamo che senza uno sviluppo del Mezzogiorno, senza sanare i gap tra territori, non vi può essere sviluppo dell’Italia e nemmeno dell’Europa. Viviamo una condizione in cui oggi si può essere poveri anche lavorando, e la crisi ha prodotto differenze anche all’interno di una stessa regione e anche in quelle che reclamano più autonomia traviamo nord ricchi e sud poveri. L’autonomia differenziata non risolve i problemi della precarietà, dell’ingiustizia sociale, ma anzi acuisce divisioni e anche regressioni sul piano culturale. Non sarà con le piccole patrie che usciremo dalle politiche di austerity e neppure che saremo in grado di rapportarci ai Paesi più forti economicamente e coesi socialmente all’interno del continente europeo o del mondo. Chi lo pensa sbaglia grossolanamente e va detto. L’azione sindacale da mettere in campo, la mobilitazione che deve vederci protagonisti non è dividere ancor più, ma unire, costruire assieme un nuovo modello sociale europeo. E, nel nostro caso, partire dal Mezzogiorno che è questione nazionale ed europea assieme, dal dare risposte a quei territori, come abbiamo chiesto con la straordinaria mobilitazione unitaria con Cisl e Uil dello scorso 22 giugno a Reggio Calabria. Serve un piano straordinario di investimenti che rilanci l’occupazione, affrontare il tema del fisco sì, ma non dal punto di vista del residuo fiscale, ma di una riforma che riduca il carico sui lavoratori dipendenti e sui pensionati, assieme a una lotta seria all’evasione. Rispettando il principio costituzionale che ognuno paga in base alla propria condizione. Altro che una riforma istituzionale che deruba il Sud povero per togliere al Nord i vincoli di solidarietà che lo legano al resto del Paese. Altro che flat fax che schiaccia verso il basso le aliquote e dà ancor più ai ricchi. Serve una vera riforma fiscale che aumenti i redditi di chi lavora ed è in pensione, che aiuti a rilanciare una domanda interna che al Sud per il 70 per cento è fatta di beni e servizi che arrivano dalle regioni del centro nord. Anche per questo diciamo che il Mezzogiorno è tema nazionale e che forse dovrebbe stare a cuore in primis proprio alle Regioni più ricche. E sappiamo che non potrà esserci ricostruzione di una unità nazionale e sociale senza garantire in maniera universale il diritto all’istruzione, alla formazione. Per affrontare una rivoluzione tecnologica e digitale che va governata e richiede saperi in aggiornamento continuo. Una scuola basata sulla divisione regionale tradirebbe le aspirazioni del Sud, come quelle del Nord. Così come sbaglia chi crede di poter sviluppare autonomamente politiche industriali, o ambientali, o di manutenzione del territorio, senza una visione generale del sistema Paese. Noi, il sindacato, la Cgil ci opponiamo a un disegno di divisione del Paese perché i diritti sociali sono in capo alle persone, a prescindere dal luogo di nascita. Per non dividere il Paese ma per tenerlo unito non servono certo leggi che certifichino la separazione, che rendano il sud colonia del ricco nord. La Cgil è in campo per questa idea di Paese unito e solidale. Quello immaginato dalla nostra Costituzione.
Maurizio Landini (segretario generale della Cgil)

*lettera al direttore del Quotidiano del Sud