Turchia: Donne Cgil e Spi, condanniamo uscita Convenzione Istanbul

Turchia: Donne Cgil e Spi, condanniamo uscita Convenzione Istanbul
“Chiediamo alle Istituzioni europee e nazionale di contrastare tale decisione con tutti gli strumenti e i mezzi a disposizione”

Roma, 22 marzo – “Condanniamo duramente la decisione della Turchia di ritirarsi dalla Convenzione di Istanbul, trattato firmato appena dieci anni fa che vincola i governi ad adottare una legislazione che persegua la violenza domestica e gli abusi, nonché lo stupro coniugale e le mutilazioni genitali femminili”. Lo affermano, in una nota congiunta, le donne della Cgil insieme alle donne dello Spi Cgil.

“L’aggressione ai diritti e alle libertà delle donne – proseguono Cgil e Spi – è sempre sintomatica della compressione delle regole democratiche in atto in un Paese. Compressione che in Turchia è in corso da tempo anche nei confronti delle organizzazioni sindacali impegnate per i diritti dei lavoratori”.

Per le donne della Cgil e dello Spi “la motivazione addotta da Ankara per la sua grave decisione e cioè che contrastare la violenza sulle donne anche tra le mura domestiche incoraggi i divorzi e mini l’unità familiare è a fondamento di quella logica patriarcale che vuole la donna subordinata al potere del pater familias promossa da ambienti ultraconservatori e ortodossi non solo in Turchia, ma anche in altri paesi europei, finanche in Italia”.

“Chiediamo alle Istituzioni europee e nazionale di condannare, senza mezze misure, la decisione del governo turco. Una decisione che va contrastata con tutti gli strumenti e i mezzi a disposizione per lanciare anche un segnale inequivocabile in difesa delle libertà e dei diritti delle donne conquistati con fatica, che sono poi conquiste per tutte le cittadine e i cittadini”, concludono Cgil e Spi.


“Perché gli ultra ottantenni di Pienza devono spostarsi per la vaccinazione?”

SPI CGIL: “Perché gli ultra ottantenni di Pienza devono spostarsi per la vaccinazione?”.

Pienza, 18 marzo 2021 – I pensionati dello SPI CGIL di Pienza, a fronte delle dichiarazioni del medico di medicina generale dott. Spacone, riportate sugli organi di stampa di oggi 18 marzo, esprimono la loro più forte contrarietà a come è stata organizzata la vaccinazione delle persone con oltre 80 anni.

Il sindacato ha già sollecitato l’intervento dell’Amministrazione locale per cercare di evitare o quantomeno ridurre le traversie che ora sono obbligati a fare le persone molto anziane, spesso con diverse patologie croniche che non facilitano la deambulazione, per recarsi presso il luogo ove avvengono le vaccinazioni.

Perché costringere questi anziani a doversi recare in un luogo molto distante quando invece in quasi tutti gli altri Comuni della Provincia, vedi il confinante San Quirico d’Orcia, si utilizzano gli studi dei medici di medicina generale?

Forse gli ambulatori privati non sono rispondenti alle direttive di sicurezza? Allora utilizziamo ambienti o ambulatori che sono nella disponibilità della ASL, primo fra tutti il distretto socio sanitario recentemente ristrutturato. Oppure verifichiamo i locali che possono essere messi a disposizione dal Comune.

I pensionati SPI CGIL di Pienza ringraziano in anticipo il Sindaco e chiunque possa dare una mano per risolvere il disagio del trasporto verso Gracciano, che implica spesso di dover obbligare un’altra persona a farsi accompagnare, e continueranno a chiedere a tutti gli attori delle vaccinazioni una maggiore considerazione dei problemi che affliggono le persone anziane.

SPI CGIL di Pienz



8 MARZO 2021

 

Care Compagne e cari Compagni,
è passato esattamente un anno da quando il susseguirsi dei contagi per COVID-19 in tutto il paese
ha portato alla decisione del primo lock down. Fin da subito è stato evidente che il conto non era per
tutti uguale e che sarebbero state le donne a pagare quello più salato. Migliaia i posti di lavoro persi,
i contratti scaduti e mai rinnovati, il moltiplicarsi di dimissioni che preferiamo definire “senza
scelta” piuttosto che “volontarie” troppo spesso hanno riguardato le donne. Gli ultimi numeri
pubblicati da Istat confermano tutte le nostre paure e l’allarme che come CGIL abbiamo lanciato già
dalle prime settimane: solo nel mese di dicembre dei 101.000 posti di lavoro persi, 99.000 erano
occupati da donne.
La situazione attuale è l’insopportabile conferma di quello che subiamo da anni e che in questo
anno di pandemia abbiamo solo visto amplificato all’ennesima potenza. I nostri lavori sono da
sempre i più “poveri”, i nostri gradi i più bassi, sono i lavori “essenziali”, quelli che permettono ad
esempio di far funzionare gli ospedali, ma sono anche oggetto della “matrioska degli appalti” dove
a rimpicciolirsi sono solo i diritti e le tutele. Sono lavori spesso inconciliabili con i carichi familiari
che, complice anche una totale mancanza di cultura della condivisione, portano all’inevitabile
allontanamento delle donne dal mercato del lavoro. D’altra parte in questo paese non c’è mai stata
una visione di futuro, di economia della cura che metta al centro la persona in tutte le fasi della vita
come ricchezza e come prospettiva, nessuno ha mai investito in quello che sarebbe un circolo
virtuoso di crescita, progresso ed emancipazione. Basti guardare a quello che succede nel nostro
territorio in merito agli asili nido comunali di Siena e allo scellerato progetto di esternalizzazione
del servizio, iniziativa che dà la misura della mancanza di visione e progetto di cambiamento
dell’attuale giunta.
Non è più facile la vita delle donne pensionate: solitudine, carichi familiari e lavoro di cura per
genitori e nipoti, pensioni basse e spesso insufficienti, difficoltà all’accesso ai servizi sanitari e
sociali, non autosufficienza e permanenza in RSA ancora più complessa in tempo di Covid.
Siamo stanche di vedere amplificate solo le statistiche che ci vedono protagoniste come
disoccupate, povere, discriminate, vittime di violenza. Siamo stanche di vedere che diminuiscono i
reati violenti, ad eccezione di quelli perpetrati a scapito delle donne. Quello che vogliamo si
amplifichi è la nostra voce, le nostre rivendicazioni che oggi più che mai suonano come un
ultimatum. Un nuovo modello di sviluppo deve affermarsi a partire dalle linee programmatiche del
Recovery Plan ed è l’ora delle donne, l’ora di riprogettare il paese a partire dall’abbattimento delle
disuguaglianze di genere nel mondo del lavoro e nel tessuto sociale. Per fare questo serve
individuare progetti e investimenti, servono voci di bilancio specifiche e sostanziose, serve una vera
e propria rivoluzione delle politiche di genere che assumano un ruolo chiave e trasversale nel
rilancio del paese.
La pandemia in corso ha messo in evidenza che la giustizia sociale non può che passare dalla
giustizia di genere e che non esiste lotta alle disuguaglianze che non passi dall’affermazione delle
donne in ogni ambito del lavoro e della società.
Buon 8 marzo a tutte e a tutti.
Dipartimento Pari Opportunità CGIL Siena
Coordinamento Provinciale Donne SPI CGIL Siena


SUBITO UNA LEGGE QUADRO NAZIONALE PER LA NON AUTOSUFFICIENZA

                       

 

COMUNICATO STAMPA UNITARIO CGIL, CISL, UIL, SPI, FNP, UILP

Roma, 5 marzo – La Legge quadro nazionale per la non autosufficienza deve essere parte integrante del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Per CGIL, CISL e UIL, SPI, FNP e UILP è necessaria una legge che aumenti in modo significativo le risorse e assicuri in ogni parte del Paese prestazioni, sostegni e servizi adeguati e uniformi, riducendo le attuali disuguaglianze tra Regioni e anche all’interno delle stesse Regioni.

Le stime più attendibili indicano che le persone non autosufficienti in Italia, disabili e anziani, sono circa 3,5 milioni. Di questi, 2.850.000, vale a dire l’80,9%, ha più di 65 anni.

La risposta finora data dalle istituzioni a questa vera emergenza nazionale è stata frammentaria, inadeguata e disorganizzata, con uno stanziamento di risorse insufficiente e disomogeneo.

CGIL, CISL e UIL, SPI, FNP e UILP chiedono di calendarizzare al più presto la discussione in Parlamento di una Legge quadro nazionale per la tutela della non autosufficienza, da approvare in tempi rapidi, così da collegarsi ai finanziamenti previsti dalle risorse europee.

Contemporaneamente, va potenziata l’assistenza sociosanitaria territoriale e va profondamente innovato il modello delle strutture residenziali sociosanitarie con la sperimentazione di residenzialità alternativa. Questi interventi devono qualificare il necessario rinnovamento profondo del nostro Sistema Sanitario Nazionale.

CGIL, CISL e UIL, insieme a SPI, FNP e UILP, presenteranno in un webinar il prossimo 18 marzo in dettaglio le proprie proposte, chiamando al confronto Governo, Parlamento e la Conferenza delle Regioni.



Sindacati pensionati: Inps trovi soluzioni affinché i pensionati abbiano accesso alle informazioni sulle proprie pensioni

COMUNICATO STAMPA

Sindacati pensionati: Inps trovi soluzioni affinché i pensionati abbiano accesso alle informazioni sulle proprie pensioni

 

I Segretari generali di Spi Cgil, Fnp Cisl, Uilp Uil, Ivan Pedretti, Piero Ragazzini, Carmelo Barbagallo, hanno scritto oggi al Presidente dell’Inps Pasquale Tridico e al Presidente del Civ Inps Guglielmo Loy, chiedendo incontri urgenti in cui affrontare finalmente il tema del divario digitale e delle difficoltà per milioni di pensionati di avere accesso ai propri cedolini della pensione e, quindi, alle informazioni sulle proprie pensioni.

Sono passati ormai sei anni da quando l’Inps ha deciso di sopprimere le comunicazioni cartacee con cui inviava ai cittadini le informazioni sui trattamenti pensionistici, rendendo le informazioni accessibili solo online dal sito dell’Istituto, dopo rilascio di apposito Pin.

Il bilancio è sconfortante: solo 4,5 milioni di pensionati su 16 milioni usano il Pin Inps e circa 12 milioni di pensionati oggi non riescono quindi a controllare importi ed eventuali variazioni delle loro pensioni e ad accedere ai propri cedolini, cosa quest’ultima che sarà resa ancora più difficile col passaggio da Pin Inps a Spid. Già dal 1° ottobre 2020 è stato sospeso il rilascio di nuovi Pin Inps e dal 1° ottobre 2021 l’unica modalità di accesso al sito dell’Inps (insieme a Carta di identità elettronica 3.0 e a Carta nazionale dei servizi) sarà lo Spid, sistema di identificazione più sicuro del Pin, ma più complesso da ottenere e da utilizzare, anche perché presuppone la disponibilità di un indirizzo di posta elettronica e di un telefono cellulare di esclusivo utilizzo del pensionato.

Il decreto semplificazioni ha previsto, per chi non ha accesso a un domicilio digitale, altre modalità di messa a disposizione e consegna della documentazione della pubblica amministrazione, da determinare con successivo decreto, riconoscendo che esiste un problema di divario digitale. L’esclusione digitale di una parte consistente della popolazione anziana e pensionata, soprattutto quella di età più avanzata, è un fatto reale e rischia di aggravarsi ulteriormente.

Spi Cgil, Fnp Cisl, Uilp Uil lanciano, quindi, una campagna di comunicazione e mobilitazione perché si trovino soluzioni rapide ed efficaci, chiedendo al Cda Inps di dare risposte al problema e di garantire il diritto dei pensionati ad accedere al proprio cedolino di pensione, superando le difficoltà sia nell’utilizzo del Pin Inps in questa fase transitoria per coloro per i quali è ancora valido, sia nell’ottenimento e nell’utilizzo dello Spid. Chiedono, inoltre, al Cda e al Civ Inps di farsi portavoce nei confronti delle istituzioni della necessità di affrontare il tema del divario digitale della popolazione anziana per quanto riguarda l’accesso ai servizi della pubblica amministrazione e specificatamente dell’Inps, anche mettendo in campo un grande progetto di alfabetizzazione digitale e utilizzando le risorse del Next Generation Ue.

 

Roma, 9 febbraio 2021

 



QUANTO PRENDI DI PENSIONE ?

Sei anni fa l’Inps ha deciso di sospendere l’invio di comunicazioni cartacee ai cittadini affidandosi esclusivamente alla rete.
Da allora solo 4,5 milioni di pensionati hanno utilizzato il Pin e sono quindi nelle condizioni di conoscere la propria situazione reddituale.

Tutti gli altri non hanno invece la possibilità di controllare importi ed eventuali variazioni delle loro pensioni a causa di un divario digitale ancora molto forte nel nostro paese.
Una situazione che diventerà ancora più complicata con il passaggio dal Pin allo Spid, l’unica modalità di accesso al portale dell’Inps dal 1° ottobre 2021.

L’esclusione digitale di una parte consistente della popolazione anziana e pensionata rischia così di aggravarsi e per questo i sindacati Spi Cgi, Fnp Cisl e Uilp Uil hanno deciso di scendere in campo invitando l’Inps a trovare soluzioni rapide chiedendo che sia garantito il diritto dei pensionati ad accedere al proprio cedolino (leggi le richieste dei sindacati).

Se sei iscritto allo Spi Cgil puoi venire in una nostra sede per scaricare il modulo ObiSM, la busta paga del pensionato. Per trovare quella più vicina a casa tua clicca qui.

Se invece vuoi sapere come funziona lo Spid

STOP ALLA RIDUZIONE DEI MEDICI DI FAMIGLI

CGIL, CISL e UIL propongono di modificare la procedura di subentro dei MMG negli ambiti territoriali

Siena, 4 febbraio 2021 – CGIL, CISL e UIL di Siena si sono fatti promotori, insieme ai sindacati dei pensionati, di una verifica della situazione per quanto attiene ai pensionamenti dei medici di medicina generale, al fine di chiedere modifiche alla gestione dei subentri di nuovi medici. Le organizzazioni sindacali si rivolgono alle associazioni di volontariato e a quelle di tutela dei diritti dei cittadini.

“Il cambio dei medici nell’ambito territoriale – spiegano i sindacati – ha visto i pazienti impegnati in lotte contro i mulini a vento nella procedura prevista dalla ASL, si impone una sua semplificazione che garantisca la continuità dell’assistenza sanitaria ai cittadini. Innanzitutto bisogna introdurre l’obbligo di dichiarare sempre zona carente l’ambito che vede la cessazione di un medico di MMG, visto che la situazione attuale in provincia di Siena fotografa un rapporto di un medico ogni 1.297 assistiti, a fronte del rapporto di uno ogni 1.142 del 2012! Attualmente sono attivi solo 180 medici contro i 207 del 2012, in un territorio ove la popolazione è sempre più anziana e quindi con maggiori bisogni assistenziali”.

“Oltre a ciò – proseguono CGIL, CISL e UIL – le nostre richieste riguardano: l’informazione preventiva ai cittadini della variazione del medico con tempi adeguati, almeno un mese prima della cessazione; la possibilità, almeno nell’arco di questi 30 giorni, di indicare la scelta del medico – il subentrante o altri presenti nell’ambito – con decorrenza dalla cessazione mantenendo ovviamente il diritto a variare la scelta in qualsiasi momento successivo al subentro; l’integrazione della commissione aziendale di MMG con un componente rappresentante dei cittadini, indicato dal Comitato Aziendale di Partecipazione”.

Le proposte delle organizzazioni sindacali sono state inviate anche ai Comitati di Partecipazione delle tre Società della Salute e della ASL Toscana Sud Est affinché esprimano il loro parere e la loro adesione. Al termine della campagna di raccolta delle adesioni – che CGIL, CISL e UIL si auspicano numerose – le proposte verranno presentate all’Assessore Regionale alla Sanità per la loro possibile attuazione.



Cgil e Spi Cgil a USL TSE, SdS e Comune: “Invece quando aprirà la Casa della Salute?”.

Aperto il Centro Medico Arnolfo a Colle di Val d’Elsa

Cgil e Spi Cgil a USL TSE, SdS e Comune: “Invece quando aprirà la Casa della Salute?”.

Colle di Val d’Elsa, 3 dicembre 2020 – Nei giorni scorsi è stato aperto a Colle di Val d’Elsa il Centro Medico Arnolfo, una nuova struttura privata che ospiterà tutti i medici di medicina generale che operano nella cittadina valdelsana.

Nella notizia si specifica che sarà presente il servizio di segreteria ed infermieristico e che tutti i medici partecipano al progetto della Sanità di Iniziativa per la gestione dei pazienti cronici.

Un fatto certamente positivo per i professionisti, ma lo sarà anche per i colligiani? Ci permettiamo infatti di ricordare che l’indicazione della sanità regionale prevede di dotare il territorio delle Case della Salute, spazi in cui è previsto che lavorino in team i medici di famiglia e le altre figure professionali che operano nel campo della salvaguardia della salute: infermieri per assistenza a domicilio, assistenti sociali, fisioterapisti per la riabilitazione, specialisti delle varie branche mediche. All’interno della Casa della Salute si possono prevedere il consultorio, la prevenzione e il CUP e altresì praticare il progetto “dove si prescrive si prenota” che evita al cittadino stancanti attese al telefono assicurando date e prenotazioni certe.

Una struttura presso cui il cittadino può rivolgersi per qualsiasi necessità, un luogo di prima assistenza dove trovare una risposta ai suoi problemi socio-sanitari. L’esperienza della pandemia che stiamo vivendo ha evidenziato che la presenza di servizi e prestazioni più vicine e di prossimità ai cittadini è ugualmente importante quanto quella dell’ospedale.

Il poliambulatorio ex-INAM era stato individuato sin dal 2014 dalla ASL e dai Comuni come l’edificio destinato ad ospitare la “Casa della Salute” di Colle di Val d’Elsa e crediamo che sia giunto il tempo che questa previsione trovi la sua realizzazione con un intervento di recupero e ammodernamento di quella struttura attualmente lasciata all’abbandono, utilizzando i finanziamenti che sono previsti dagli stanziamenti europei.

Chiediamo quindi alla Usl Toscana Sud Est, alla Società della Salute Alta Valdelsa e al Sindaco di Colle quando aprirà la Casa della Salute colligiana.

CGIL e Lega SPI CGIL Colle di Val d’Elsa